Bangkok, Chiang Rai, Chiang Mai, Khao Sok, Koh Tao, Koh Samui
Diario di viaggio in Thailandia: 17 giorni tra templi, giungla e isole
Diario di 17 giorni in Thailandia ad agosto 2023: Bangkok, Chiang Rai e Chiang Mai, il lago di Khao Sok, Koh Tao e Koh Samui, tra templi, mare e motorino.
- Paese
- Thailandia
- Lettura
- 15 min
- Viaggio
IndiceDentro questa guida
- Giorno 1 – Bangkok: jet lag, canali e Iconsiam
- Giorno 2 – Bangkok: Grand Palace, Wat Pho e il mercato dei fiori
- Giorno 3 – Ayutthaya in treno e la sera a Chinatown
- Giorno 4 – Maeklong, Damnoen Saduak e il Wat Arun al tramonto
- Giorno 5 – Wat Saket e il volo per Chiang Rai
- Giorno 6 – Chiang Rai: tre templi e il bus per Chiang Mai
- Giorno 7 – Chiang Mai: gli elefanti e la preghiera serale al Wat Chedi Luang
- Giorno 8 – Chiang Mai: il Doi Suthep in motorino
- Giorni 9 e 10 – Khao Sok: il lago, il jungle camp e la cooking class
- Giorni 11 e 12 – Koh Tao: Tanote Bay, Shark Bay e Koh Nang Yuan
- Giorno 13 – Koh Tao: la prima immersione
- Giorni 14 e 15 – Da Koh Tao a Koh Samui, sempre in motorino
- Giorni 16 e 17 – Chaweng, il volo per Bangkok e Chinatown di giorno
- Cosa rifarei e cosa no
- Continua a leggere
Siamo partiti ad agosto 2023 per 17 giorni in Thailandia, il mio primo nel sud-est asiatico: Bangkok, poi il Nord con Chiang Rai e Chiang Mai, il lago di Khao Sok, Koh Tao, Koh Samui e di nuovo Bangkok. Treni, tuk tuk, songtaew, motorino, barche e traghetti, bus e tre voli interni. Non è andato storto nulla: il piano è stato rispettato e non è mai pesato. La prima parte è stata la più dinamica, con Khao Sok come punto più alto per organizzazione e logistica; poi sono arrivati il relax e i giri spensierati in motorino tra le spiagge di Koh Tao. Il quadro generale è nella pagina Thailandia.
Giorno 1 – Bangkok: jet lag, canali e Iconsiam
Atterriamo al mattino presto. Saliamo sul Bangkok Airport Rail Link, poi sulla MRT, e in men che non si dica siamo in hotel. Lasciamo le valigie e decidiamo di prendercela con calma: il jet lag ci stordisce quasi più del caldo umido, quindi niente mercati o caos urbano per oggi.
Andiamo a cercare un po’ di pace al Parco Lumphini: signori anziani fanno tai chi sotto alberi giganteschi, e varani si muovono tra i laghetti. La giornata prosegue con una crociera su una longtail boat nei canali della vecchia Bangkok, nella zona di Thonburi, tra canali ombreggiati, case su palafitte, templi nascosti e scene di vita quotidiana.

Per cena niente bancarelle estreme al primo giro. Attraversiamo il fiume Chao Phraya e scendiamo al piano sotterraneo del complesso Iconsiam, dove c’è un food market dal look moderno con tante proposte locali. Ordiniamo un po’ di tutto, tra piatti dai nomi ancora misteriosi. Saliamo infine sulla terrazza panoramica del centro commerciale: davanti a noi Bangkok illuminata e le barche che solcano il fiume.
Giorno 2 – Bangkok: Grand Palace, Wat Pho e il mercato dei fiori
Il secondo giorno è quello dei templi. Colazione d’obbligo da K. Panich, storico locale famoso per il mango sticky rice, poi ci dirigiamo al complesso del Grand Palace (Palazzo Reale) e al Wat Phra Kaew (Tempio del Buddha di Smeraldo): tetti aguzzi, mosaici luccicanti e statue di creature mitologiche in ogni angolo.

Dopo un pranzo veloce ci affacciamo sul fiume Chao Phraya per dare uno sguardo da lontano al Wat Arun (Tempio dell’Alba). Poi arriviamo al Wat Pho (Tempio del Buddha Sdraiato), dove ci accoglie la statua dorata del Buddha sdraiato nel tempio principale. Più tranquilli sono i cortili meno battuti, tra statue e giardini silenziosi.

Non ancora soddisfatti, camminiamo fino al vicino Pak Khlong Talat (Mercato dei Fiori). Qui la Bangkok caotica si riempie di ghirlande di marigold, composizioni di gelsomino e trasportatori che con i loro carretti si muovono tra i banchetti.
La giornata è stata intensa e calda: ci meritiamo un bagno nella piscina dell’hotel e poi andiamo a provare uno dei migliori Pad Thai della città da Thipsamai. L’itinerario di questi giorni, messo in ordine, è in Bangkok in 5 giorni senza correre.
Giorno 3 – Ayutthaya in treno e la sera a Chinatown
Oggi si cambia ritmo. Saliamo su un treno locale diretto ad Ayutthaya, l’antica capitale del Siam: sedili duri, ventilatori al soffitto, monaci seduti in silenzio e venditori che passano con carrelli carichi di snack strani. È tutto perfetto.
Arrivati, attraversiamo il fiume su una barchetta e contrattiamo con un driver per un giro in tuk tuk tra le rovine. Visitiamo il Wat Mahathat, con la celebre testa del Buddha incastonata tra le radici di un albero, saliamo la scalinata del Wat Ratchaburana, passiamo al Wat Phra Si Sanphet, dalle torri appuntite, e concludiamo con il Wat Chaiwatthanaram.


Nel pomeriggio riprendiamo il treno per Bangkok e chiudiamo la giornata con una sera a Chinatown, dove ogni bancarella è una tentazione. Non sempre sappiamo cosa stiamo mangiando, ma sappiamo che è buono.
Giorno 4 – Maeklong, Damnoen Saduak e il Wat Arun al tramonto
Dopo il treno locale di Ayutthaya, il quarto giorno ci porta fuori città, a due dei luoghi più fotografati della Thailandia. Sveglia di prima mattina e prima tappa al Maeklong Railway Market: un mercato costruito sui binari del treno, letteralmente. Quando il treno si avvicina, i venditori tirano indietro i tendoni e si fanno da parte, mentre i turisti, noi inclusi, filmano in equilibrio tra le bancarelle. C’è un retrogusto un po’ costruito ma comunque curioso da vedere almeno una volta.

Poi si riparte verso il mercato galleggiante di Damnoen Saduak. Saliamo su una barchetta e navighiamo tra canali affollati di altre imbarcazioni turistiche e bancarelle che vendono souvenir e snack confezionati tutti uguali. Si percepisce subito che è un luogo pensato più per la macchina fotografica che per raccontare la vita quotidiana di chi vive sull’acqua.

L’alternativa che avevo trovato io era Tha Kha, un mercato galleggiante più piccolo e meno noto, ma l’autista non ci ha portati lì e comunque non c’era molto tempo: resta una cosa non vista.
Nel pomeriggio rientriamo a Bangkok e, per risollevare il morale, andiamo al Wat Arun (Tempio dell’Alba), che due giorni prima avevamo guardato da lontano: questa volta lo vediamo al tramonto, con la luce calda che si riflette sulle ceramiche colorate e lo skyline che si tinge di arancione.


Giorno 5 – Wat Saket e il volo per Chiang Rai
Il quinto giorno è l’ultimo a Bangkok, per ora. Prima di salutarla c’è ancora tempo per una tappa: saliamo i 300 gradini del Wat Saket (Golden Mount) tra gong, campane e incenso. Da lassù il caos di Bangkok quasi scompare, e il panorama si apre a 360 gradi su tutta la città.


Un ultimo giro nei centri commerciali per iniziare a prendere qualche ricordo, poi via verso l’aeroporto: il volo è per Chiang Rai, nel nord della Thailandia. Facciamo il check-in e ci buttiamo nel Saturday Night Market. Rispetto a Bangkok, qui l’atmosfera è più rilassata: bancarelle di artigianato, cibo locale, musica dal vivo, una specie di sagra. Intanto facciamo nuovi acquisti, tra cui gli immancabili pantaloni thailandesi.

Giorno 6 – Chiang Rai: tre templi e il bus per Chiang Mai
Ci svegliamo presto, facciamo colazione in una delle caffetterie di Chiang Rai e saliamo su un songtaew (taxi collettivo) alla volta del Wat Rong Khun (Tempio Bianco). Più che un luogo di culto, sembra un viaggio dentro una visione artistica: bianco abbagliante, decorazioni kitsch, statue che vanno dai demoni buddhisti a Batman.


Da lì proseguiamo aggrappati nel retro di un songtaew verso il Wat Rong Suea Ten (Tempio Blu), tutto in tonalità cobalto e dettagli dorati, con un’enorme statua bianca del Buddha. Ultima tappa della mattina è il Wat Phra Kaew di Chiang Rai (Tempio del Buddha di Smeraldo), in un giardino tranquillo lontano dai gruppi di turisti. Il giro dei tre templi sta in Chiang Rai in un giorno.
Nel primo pomeriggio ci concediamo un’ora di massaggio thai, che ci rimette in sesto dopo la mattinata intensa. Poi saliamo su un bus e dopo 3 ore siamo a Chiang Mai. È domenica sera, e il Sunday Night Market è in pieno fermento: bancarelle infinite, cibo di strada e templi illuminati lungo le vie.
Giorno 7 – Chiang Mai: gli elefanti e la preghiera serale al Wat Chedi Luang
La sveglia suona presto per una cosa che aspettavamo da tempo: la visita a un santuario di elefanti, l’Happy Elephant Home. Il transfer ci prende direttamente in hotel e dopo un’oretta di strada tra le montagne arriviamo. Qui conosciamo da vicino alcuni elefanti salvati da condizioni difficili: diamo loro da mangiare, li accompagniamo fino al fiume e lì li laviamo con secchi d’acqua, e osserviamo le loro abitudini quotidiane. Non si cavalcano e non sono costretti al contatto.

Avevo cercato un santuario che rispettasse gli animali, ma gli elefanti sono abituati a ricevere banane a comando dai visitatori e a essere guidati fino al fiume. Lasciarli andare dove vogliono preserverebbe al massimo la loro libertà, ma allora non si vedrebbero da vicino né si accarezzerebbero, e l’esperienza sarebbe meno turistica. D’altra parte più contatto significa più visitatori, e quindi più fondi per la loro salvaguardia. Su quanto intervento umano sia giusto non mi sono ancora fatto un’opinione forte.
Rientriamo a Chiang Mai nel primo pomeriggio, con ancora un po’ di tempo per il centro storico: mura antiche e templi sparsi ovunque. Quando il sole comincia a calare entriamo nel Wat Chedi Luang, dove alcuni monaci iniziano la preghiera serale e le loro voci si intrecciano in un canto. Ci sediamo in disparte, in silenzio.
Giorno 8 – Chiang Mai: il Doi Suthep in motorino
Per questa giornata noleggiamo un motorino e puntiamo dritti verso il Doi Suthep, la montagna sacra che domina Chiang Mai. La strada sale tra curve e vegetazione lussureggiante, e lungo il tragitto ci fermiamo in due luoghi meno noti. Il primo è il Wat Umong, un tempio nella foresta con tunnel antichi: ci siamo solo noi, qualche monaco e le statue coperte di muschio. Poi il Wat Pha Lat, un piccolo tempio nella vegetazione, con ruscelli, ponti di pietra e sculture che spuntano tra le felci.

Raggiungiamo infine la vetta. Saliti gli ultimi gradini ci troviamo davanti al tempio, tutto dorato. Dopo il Wat Umong, dove c’eravamo quasi solo noi, qui ci sono i turisti; partecipiamo comunque a una benedizione: un monaco ci lega al polso un braccialetto di corda intrecciato a mano.

Sulla via del ritorno ci fermiamo in un locale molto tipico, Khao Soi Mae Sai, per provare la cucina del Nord: è citato dalla Guida Michelin. Proseguiamo passando per il tempio argentato (Wat Sri Suphan) e, prima di riconsegnare il motorino, c’è tempo per un passaggio al Warorot Market. La giornata si chiude con il volo serale per Surat Thani. Per Chiang Mai in forma di itinerario c’è Chiang Mai in 3 giorni.
Giorni 9 e 10 – Khao Sok: il lago, il jungle camp e la cooking class
Sveglia presto, zaini in spalla: fuori dall’hotel ci aspetta il driver che ci porta verso una delle tappe che attendevamo di più, il Parco Nazionale di Khao Sok. Il programma è organizzato per non perdere tempo.
Dopo poco più di un’ora di strada arriviamo al molo del lago Cheow Lan e saliamo su una longtail boat. Davanti a noi acqua verde smeraldo e scogliere calcaree coperte di vegetazione. Navighiamo tra le formazioni rocciose fino a sbarcare su una riva.

Da lì parte una breve camminata che ci porta all’ingresso di una grotta calcarea: le torce illuminano stalattiti e stalagmiti e le pareti modellate dal tempo. Terminata la visita raggiungiamo un ristorante galleggiante sul lago, dove ci fermiamo per il pranzo, circondati solo dall’acqua. Dopo mangiato ci rilassiamo con un giro in kayak e un po’ di riposo.

Nel tardo pomeriggio arriviamo al jungle camp, con i bungalow in legno nella foresta, lontano da tutto. Dopo un po’ di riposo ceniamo in un posto local, nel buio della foresta, lungo una strada sterrata.
La mattina dopo inizia con calma. Il tempo è ancora incerto, ma approfittiamo delle ultime ore nel verde per girare un po’ i dintorni di Khao Sok e partecipare a una cooking class. Impariamo a cucinare Tom Kha Gai, Pad Thai e Panang, e, ovviamente, a mangiarli con soddisfazione.

Dopo pranzo prendiamo un minibus che ci riporta a Surat Thani. La sera la passiamo tranquilli, con le valigie pronte: domani si va al mare.
Giorni 11 e 12 – Koh Tao: Tanote Bay, Shark Bay e Koh Nang Yuan
L’appuntamento è con il primo traghetto del mattino per Koh Tao, e da qui il ritmo cambia: più relax e giri spensierati in motorino tra le spiagge. Arrivati sull’isola pranziamo vicino al molo con quello che io chiamo il “panino spaziale”: pollo fritto, maionese, insalata e altre salse. Semplice, ma buono.
Poi ritiriamo il motorino che ci accompagnerà per tutti i giorni sull’isola. Facciamo il check-in e, con il costume già addosso, andiamo alla spiaggia di Tanote Bay: snorkeling fino al tramonto, tra pesci colorati e coralli.
Il giorno dopo, finita la colazione, saliamo in sella verso Shark Bay, la mia spiaggia preferita di tutto il viaggio. Dopo i canali affollati di Damnoen Saduak, qui ci sono ancora pochissime persone. Facendo snorkeling vediamo piccoli squali pinna nera e, più al largo, nuotiamo anche con una grande tartaruga marina.

Nel pomeriggio raggiungiamo in taxi boat l’isoletta di Koh Nang Yuan. Dopo una breve camminata arriviamo al viewpoint, e la vista vale la camminata. Al rientro a Koh Tao ci rilassiamo un po’ in piscina e chiudiamo la giornata esplorando la vita notturna dell’isola.

Per questi giorni sull’isola c’è la guida Koh Tao in 4 giorni.
Giorno 13 – Koh Tao: la prima immersione
Il tredicesimo giorno facciamo la nostra prima immersione. Koh Tao è considerata uno dei posti migliori, e più accessibili, al mondo per iniziare, e prima ancora di arrivare in Thailandia ci eravamo informati sull’offerta di diving dell’isola: con il tempo a disposizione abbiamo scelto il battesimo subacqueo.
Dopo una lezione teorica a terra salpiamo in barca fino alla zona di Japanese Garden, dove facciamo due immersioni. Impariamo le basi: comunicare sott’acqua, cambiare l’erogatore e svuotare la maschera.

Fare sub è stato emozionante, e un po’ di timore c’era, soprattutto negli esercizi come svuotare la maschera. Poi, presa dimestichezza, ci siamo mossi a basse profondità, tra coralli, rocce e pesci dai colori vivaci. La sera, con ancora l’adrenalina addosso, ci concediamo una cena tipica e una passeggiata in riva al mare.
Giorni 14 e 15 – Da Koh Tao a Koh Samui, sempre in motorino
L’ultimo giorno su Koh Tao lo passiamo ancora in motorino, con un breve giro tra le spiagge di Ao Leuk e Ao Hin Wong. Nel pomeriggio salutiamo l’isola e prendiamo il traghetto per Koh Samui, l’isola più grande del Golfo. Ci sistemiamo in hotel e facciamo una passeggiata serale.
Anche a Koh Samui noleggiamo un motorino, il modo migliore per esplorare l’isola in libertà. Si parte da Crystal Beach, una delle spiagge più belle: sabbia fine e un massaggio sotto le palme. Nel tardo pomeriggio andiamo al Wat Plai Laem e al Wat Phra Yai: questa volta i templi buddisti li troviamo affacciati sul mare, e li vediamo al tramonto. La giornata finisce al Fisherman’s Village, dove c’è un po’ di tutto: il Night Market con le bancarelle di street food e i locali sulla spiaggia che grigliano pesce fresco e offrono spettacoli con il fuoco.
Giorni 16 e 17 – Chaweng, il volo per Bangkok e Chinatown di giorno
L’ultimo giorno di mare lo passiamo a Chaweng, tra sabbia bianca e beach club che fanno da colonna sonora. Dopo un tuffo finale e un pranzo vista mare salutiamo il Golfo della Thailandia e dall’aeroporto di Koh Samui prendiamo il volo per Bangkok. Per l’ultima sera andiamo su un rooftop bar con vista sulla città: la prima sera avevamo la terrazza di Iconsiam, l’ultima è un’altra vista dall’alto su Bangkok.
La vacanza è ormai alla fine, ma ci ritagliamo ancora qualche ora per un ultimo assaggio della città. Facciamo un salto nelle zone inesplorate dell’immensa Chinatown, che di giorno ha tutta un’altra atmosfera rispetto alla sera del terzo giorno, e completiamo gli acquisti lasciati in sospeso. Poi recuperiamo i bagagli e ci dirigiamo in aeroporto.
Cosa rifarei e cosa no
- Rifarei quasi tutto: il piano ha retto, e per un primo viaggio d’estate l’itinerario funziona bene.
- Rivedrei la giornata ai mercati, quella del mercato sui binari e del mercato galleggiante: è stata molto artificiale e turistica. Al suo posto si potrebbe puntare su mercati più piccoli, oppure spostarsi verso nord in modo più lento rispetto a un volo, anche in treno notturno o con una sosta nel centro della Thailandia, tra Bangkok e Chiang Mai.
- Per il resto non cambierei nulla.
Lungo la strada ho trovato il costruito da una parte, il treno sui binari di Maeklong e le barche di Damnoen Saduak, e dall’altra i posti più tranquilli: il Wat Umong con i monaci e le statue coperte di muschio, la preghiera serale al Wat Chedi Luang, Shark Bay con pochissime persone. In mezzo gli elefanti, su cui non ho ancora un’opinione chiusa.
Si parte e si finisce a Bangkok: la terrazza di Iconsiam il primo giorno e un rooftop l’ultima sera, Chinatown di sera e poi di giorno, il Wat Arun prima da lontano e poi al tramonto. Lungo il viaggio ci sono state cose che mi sarebbe piaciuto vedere e vivere, e siamo riusciti a farle. Quando salutiamo la Thailandia il sentimento è un misto di malinconia e gratitudine: per aver conosciuto una cultura molto diversa dalla mia, per le persone che ci hanno accolto e per una natura che ci ha sorpreso con la sua bellezza.
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Domande frequenti
In breve
Che itinerario avete fatto in 17 giorni?
Ad agosto 2023: Bangkok, il Nord con Chiang Rai e Chiang Mai, il lago di Khao Sok, Koh Tao, Koh Samui e di nuovo Bangkok. Treni, tuk tuk, songtaew, motorino, barche e traghetti, bus e tre voli interni: il piano è stato rispettato e non è mai pesato.
Cosa cambieresti dell'itinerario?
La giornata dei mercati, quella del Maeklong Railway Market e di Damnoen Saduak, perché è stata molto artificiale e turistica. Al suo posto punterei su mercati più piccoli come Tha Kha o Amphawa, oppure salirei verso nord in modo più lento, in treno notturno o con una sosta tra Bangkok e Chiang Mai.
Qual è stata la tappa più bella?
Shark Bay a Koh Tao è stata la mia spiaggia preferita di tutto il viaggio: pochissime persone, piccoli squali pinna nera e una grande tartaruga marina. Khao Sok è stato il punto più alto per organizzazione e logistica.
Che santuario di elefanti avete scelto?
Happy Elephant Home, a Chiang Mai: gli elefanti non si cavalcano e non sono costretti al contatto, ma sono abituati a ricevere banane dai visitatori. Su quanto intervento umano sia giusto non mi sono ancora fatto un'opinione forte.
Dove trovo gli itinerari tappa per tappa?
Nelle guide dedicate: Bangkok in 5 giorni senza correre, Chiang Rai in un giorno, Chiang Mai in 3 giorni e Koh Tao in 4 giorni.
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