Chengdu, Leshan, Kangding, Xinduqiao, Litang, Yading, Shangri-La, Lijiang, Shaxi, Dali, Kunming, Chongqing
Diario di viaggio in Cina: 19 giorni tra Sichuan, altopiano tibetano e Yunnan
Diario di 19 giorni in Cina, estate 2026: da Chengdu all'altopiano tibetano e ai laghi di Yading, poi lo Yunnan di Lijiang, Shaxi e Dali, fino a Chongqing.
- Paese
- Cina
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- 15 min
- Viaggio
IndiceDentro questa guida
- Giorno 1 – Chengdu: il tè al People’s Park e i vicoli rifatti
- Giorno 2 – Leshan: il Buddha gigante visto dal basso
- Giorno 3 – Chengdu e Kangding: i panda all’apertura e la strada che sale
- Giorno 4 – Xinduqiao: la febbre e una sosta fuori programma
- Giorni 5 e 6 – Litang: un festival mancato e un matrimonio trovato
- Giorno 7 – Litang e Riwa: le praterie dei nomadi e la strada per Yading
- Giorno 8 – Yading: il circuito breve, una prova generale
- Giorno 9 – Yading: Milk Lake, Five-Color Lake e il punto più alto
- Giorni 10 e 11 – Shangri-La: una ruota da girare in tanti e il piccolo Potala
- Giorno 12 – Lijiang: una gola chiusa e la città vista da sud
- Giorno 13 – Baisha e Shuhe: finalmente case non rifatte
- Giorno 14 – Monte Yulong: il blu di Blue Moon Valley e l’ultimo yak
- Giorni 15 e 16 – Shaxi e Dali: la Via del Tè e il mercato del venerdì
- Giorno 17 – Kunming: il treno che in Cina non è quasi mai in ritardo
- Giorno 18 – Chongqing: una città in verticale
- Giorno 19 – Chongqing: una monorotaia nel palazzo e un hotpot nel rifugio
- Cosa rifarei e cosa no
- Continua a leggere
Siamo partiti a fine luglio 2026 per 19 giorni in Cina. Siamo atterrati a Chengdu la mattina del 30 luglio e ripartiti da Chongqing con un volo alle 2:40 di notte del 18 agosto. In mezzo c’è un viaggio che prima sale e poi scende: dalla pianura di Chengdu al Sichuan occidentale, su per l’altopiano tibetano fino ai laghi di Yading, intorno ai 4.700 metri, e poi verso lo Yunnan, con Shangri-La, Lijiang, Shaxi e Dali. Bus, minivan condivisi, treni veloci e Didi, da una a tre notti per tappa.
Il piano, come spesso succede, era più ordinato del viaggio. Il festival dei cavalli di Litang si era chiuso il giorno prima del nostro arrivo, Tagong l’abbiamo lasciata per strada per un po’ di febbre, la Tiger Leaping Gorge era chiusa dopo una frana e un treno in ritardo, in un paese dove i treni in ritardo sono rari, ci ha lasciati a terra a Kunming. Non tutte le deviazioni sono state una perdita: il matrimonio tibetano in cui siamo finiti a Litang, per dire, non era in nessun programma.
I prezzi che trovi qui sono solo quelli dei biglietti d’ingresso, verificati ad agosto 2026. Ai trasporti ho dedicato un articolo a parte, come muoversi in Sichuan e Yunnan, e il quadro generale è nella pagina Cina.
Giorno 1 – Chengdu: il tè al People’s Park e i vicoli rifatti
Atterriamo a Chengdu in mattinata. Procedure di arrivo, bagagli, e poi un bus che ci lascia direttamente nella zona di Chunxi Road, dove abbiamo l’hotel. È un mezzo comodo, ed è anche il primo momento in cui la Cina ci chiede di pagare con il telefono: qui il portafoglio, fin dal primo biglietto, è un’app.
Check-in in tarda mattinata, un breve riposo, e nel pomeriggio il People’s Park. Ci andiamo per prendercela con calma e guardare un po’ di vita locale, e ci sediamo per un tè, servito secondo la tecnica tradizionale.
Da lì passiamo ai vecchi quartieri lì vicino, Jinli Street e Kuanzhai Xiangzi, i “vicoli larghi e stretti”. Tutto è stato ricostruito, e si capisce. C’è qualcosa di artificiale, eppure l’atmosfera resta carina. È la prima di molte città vecchie rifatte che incontreremo, e il giudizio che mi porterò dietro per buona parte del viaggio è già questo: artificiale, ma carino.
Proseguiamo verso il santuario di Wuhou (biglietto 50 CNY): altri edifici storici ricostruiti e, lungo la strada, street food da provare. La sera torniamo tra i negozi di IFS e Chunxi Road, con i palazzi illuminati. Il tè della tradizione al pomeriggio, i centri commerciali la sera: in poche ore Chengdu ci ha già mostrato le sue due facce.
Giorno 2 – Leshan: il Buddha gigante visto dal basso
La sveglia suona presto, perché l’obiettivo è il Buddha gigante di Leshan. Un treno veloce fino a Leshan, poi un Didi che ci lascia all’ingresso Nord, il punto giusto per cominciare il giro a piedi.
Dentro il parco (ingresso 80 CNY) scendiamo tutta la scalinata fino ai piedi della statua e la guardiamo dal basso. È enorme, e da lì sotto lo sembra ancora di più. Poi giriamo le altre zone del parco, tra templi e pagode.
Nel primo pomeriggio un altro treno veloce e siamo già di nuovo a Chengdu. Il Buddha al mattino e Chunxi Road al pomeriggio, nella stessa giornata: è una velocità a cui in Cina ci si abitua presto. Facciamo un giro di giorno nelle strade che avevamo visto illuminate, e la sera ci spostiamo a Jianshe Road, una zona di street food frequentata dagli studenti. È lo street food vero, quello in cui alterni bocconi mangiati in piedi mentre cammini e soste sugli sgabellini di plastica colorati a bordo strada.
In questi giorni a Chengdu mangiamo i dan dan mian, i tian shui mian, il guokui, una specie di pane sfogliato ripieno, e i ravioli Zhong Shuijiao. E poi, tra una bancarella e l’altra, ravioli alla piastra e bao.

Giorno 3 – Chengdu e Kangding: i panda all’apertura e la strada che sale
I biglietti per la Panda Base di Chengdu li abbiamo comprati in anticipo (prenotazione nominativa online, fino a 14 giorni prima; 55 CNY). Seguendo i consigli letti online arriviamo all’apertura: d’estate i panda stanno all’aperto la mattina presto, poi con il caldo vengono spostati al chiuso.
Il parco è enorme e si cammina davvero tanto. Noi entriamo dal lato sud e finiamo vicino all’uscita opposta, dopo averlo girato quasi tutto. È il genere di posto in cui conviene arrivare sapendo già su quali zone concentrarsi.

A pranzo siamo di nuovo in centro: ritiriamo i bagagli e andiamo alla stazione dei bus di Xinnanmen, per il primo bus del viaggio. Circa quattro ore fino a Kangding, intorno ai 2.600 metri: la porta dell’altopiano tibetano, e il primo gradino dell’acclimatamento.
Arriviamo per cena e ci concediamo solo una passeggiata in centro, di sera. È il primo contatto con la cultura tibetana, anche se Kangding è una città vera e propria, non il paese di montagna che ci si immagina.
Qui succede una cosa piccola che dice molto. Didi, che fino a quel momento ci aveva portati dove volevamo, smette di servire: a Kangding, Xinduqiao e Litang nessuno accetta le nostre corse. Quando serve un’auto, la si ferma lungo la strada. In tre giorni siamo passati dalla Cina delle app a una Cina in cui, per un passaggio, si torna a fare come una volta.
Giorno 4 – Xinduqiao: la febbre e una sosta fuori programma
La mattina andiamo a un punto di ritrovo di Kangding da cui partono i minivan condivisi per Xinduqiao. Non hanno un orario: partono quando sono pieni, e la durata la decide il traffico. Noi ne troviamo un po’ sul passo Zheduo, oltre i 4.200 metri, la prima vera soglia di quota del viaggio.
Il programma prevedeva di proseguire nel pomeriggio fino a Tagong e al suo monastero. Un po’ di febbre però ci fa cambiare idea: meglio fermarsi a Xinduqiao, riposare e salire in modo più graduale. Tagong resta un piccolo rimpianto, ma era la scelta giusta, e un grande tempio tibetano nel verde, simile, lo ritroveremo a Litang. Sull’altopiano il programma lo scrive anche il corpo.
Così restiamo a girare per il paese. Nella zona centrale c’è un mercato dove contadini e gente del posto espongono grandi quantità di funghi raccolti, di tante specie diverse. La notte la passiamo in una sorta di glamping, una tenda con interni curati e attrezzata come una camera. Per essere una giornata di riposo forzato, non ci è andata male.

Giorni 5 e 6 – Litang: un festival mancato e un matrimonio trovato
La mattina, prima di ripartire, saliamo a un monastero su una collina sopra il paese di Xinduqiao. Poi il bus per Litang, organizzato il giorno prima alla stazione dei bus di Xinduqiao: circa 4-5 ore di strada, che con il traffico di agosto diventano sei.
Litang è a circa 4.000 metri e si può definire la capitale della cultura nomade dell’altopiano tibetano. Il giorno dell’arrivo ci limitiamo a un breve giro intorno all’hotel. Il famoso festival dei cavalli, invece, non c’è: le date cambiano da un anno all’altro, e nel 2026 si era chiuso il giorno prima del nostro arrivo.
Il giorno dopo fermiamo un taxi e ci facciamo portare al monastero di Litang, un grande complesso di edifici che si allarga su una collina, con punti panoramici sulle montagne e sulla cittadina ai suoi piedi. Nato come tempio bon, è passato alla scuola Gelug nel 1580, con il Terzo Dalai Lama, e da allora è il cuore religioso della città.
Lo giriamo con calma, tra le sale e i tetti dorati, salendo e scendendo per la collina. Sulla collina di fianco si alza una torre di bandierine della preghiera, fili colorati che salgono verso l’alto e sventolano sopra il monastero.
È scendendo a piedi verso il centro che ci imbattiamo in un matrimonio tibetano. Ci fermiamo a sbirciare dentro e, dopo poco, ci chiedono di sederci con loro. Da imbucati a ospiti il passo è breve: finiamo nella stanza speciale insieme agli sposi, tra un tè al burro di yak dopo l’altro, carne di yak e piatti di ogni tipo, e alla fine balliamo anche le danze tibetane con loro. Eravamo entrati per curiosare, ne siamo usciti ballando.
È stato divertente e del tutto inaspettato. Il festival che avevamo cercato non c’era; la festa che non avevamo cercato, sì.
Poi passeggiamo nel centro storico. Come in molte cittadine cinesi è ricostruito: le strutture in legno negli anni sono bruciate o sono state rinnovate, e tutto è stato rifatto secondo l’architettura originale. L’avevamo visto a Chengdu, lo rivedremo a Shangri-La. Per trovare case non rifatte bisognerà arrivare a Baisha e Shuhe, vicino a Lijiang, e a Shaxi.
Giorno 7 – Litang e Riwa: le praterie dei nomadi e la strada per Yading
La mattina la dedichiamo alle praterie appena fuori Litang, dove si vedono gli accampamenti dei nomadi con i loro animali e chi vuole può fare un giro a cavallo. Il titolo di capitale nomade, più che nel centro rifatto, si capisce qui fuori.
Nel pomeriggio prendiamo il bus per Riwa, chiamata anche Shangri-La Town: niente a che vedere con la città di Shangri-La, nello Yunnan, dove arriveremo qualche giorno dopo. È il paese appena fuori dalla riserva naturale di Yading, a circa 2.900 metri, molto più in basso dei 4.000 di Litang.
Il viaggio in van attraversa paesaggi spettacolari, con monasteri incastonati nelle montagne verdi, e arriviamo la sera. Dormiamo fuori dall’ingresso della riserva, per essere più comodi la mattina dopo.
Giorno 8 – Yading: il circuito breve, una prova generale
Entriamo nel parco di Yading la mattina presto. Nel periodo del nostro viaggio l’ingresso era gratuito, con prenotazione nominativa: una regola di quell’estate, e qui le regole cambiano.
Lasciamo i bagagli nell’hotel di Yading village, dentro il parco, dove dormiremo la sera. Poi partiamo per il circuito breve, un anello che passa dal tempio di Chonggu (circa 3.900 metri) e arriva ai laghetti di Pearl Lake (circa 4.100 metri), ai piedi della montagna innevata. Lo chiudiamo in 3 ore e mezza per 7,5 km, meno di quanto indicano le guide online.
È il primo giorno di cammino vero in quota, e lo prendiamo per quello che è: una prova generale per il giorno dopo.

Giorno 9 – Yading: Milk Lake, Five-Color Lake e il punto più alto
Sulla carta è il giorno più impegnativo del viaggio. Con le navette interne del parco arriviamo alla piana di Luorong (circa 4.180 metri), e da lì si sale a piedi fino a Milk Lake e Five-Color Lake, intorno ai 4.600–4.700 metri: il punto più alto di tutto il viaggio.
È il circuito lungo di Yading, 13 km che facciamo in 5 ore, pause comprese. Va affrontato con calma, ma è assolutamente fattibile, e il mal di montagna non ci tocca.
Il merito, più che nostro, è della strada. I giorni a Kangding, Xinduqiao e Litang avevano fatto il lavoro lento dell’acclimatamento, e dividere i due percorsi, il breve ieri e il lungo oggi, ha fatto arrivare il giorno più duro quando eravamo già abituati alla quota. Se dovessi rifarlo, terrei tutto così.
La sera non restiamo nel parco: torniamo a dormire a Riwa, per essere già pronti per il bus del mattino dopo.
Giorni 10 e 11 – Shangri-La: una ruota da girare in tanti e il piccolo Potala
Il bus parte la mattina presto e in circa cinque ore ci porta a Shangri-La: finalmente Yunnan. Siamo più in basso di Yading, ma sempre oltre i 3.000 metri. Abbiamo lasciato il Sichuan, non ancora l’altopiano.
Il centro storico, Dukezong, è in gran parte ricostruito: nel gennaio 2014 un incendio ne ha distrutto circa metà. Sul colle Guishan, accanto al tempio Dafo, c’è una grande ruota della preghiera dorata, alta circa 21 metri, che per girare ha bisogno di un gruppo di persone. Ad agosto, te lo assicuro, di persone ce n’erano più che a sufficienza: bisognava addirittura aspettare il proprio turno.
Il giorno dopo noleggiamo uno scooter elettrico appena fuori dal centro storico e andiamo al monastero di Songzanlin, chiamato il “piccolo Potala”: fondato nel 1679, è il più grande monastero buddista dello Yunnan (90 CNY, navetta inclusa). Lo visitiamo nelle sue varie parti, tutte molto grandi, e ne usciamo verso l’ora di pranzo.
Con lo scooter proseguiamo nelle praterie di Napa, fuori città: animali al pascolo e montagne sullo sfondo, un paesaggio tutto naturale, molto bello. Dopo tanti centri rifatti, un paesaggio che nessuno ha dovuto ricostruire. Nel tardo pomeriggio torniamo nel centro storico per un ultimo giro.

Giorno 12 – Lijiang: una gola chiusa e la città vista da sud
Dopo Shangri-La il piano prevedeva il Tiger Leaping Gorge. Qualche giorno prima abbiamo saputo, dai social e dalla gente del posto, che la parte principale e più turistica della gola era chiusa per le frane: l’area era considerata poco sicura e servivano lavori di messa in sicurezza.
Così prendiamo un treno veloce da Shangri-La a Lijiang. Cominciamo dalla parte sud della città vecchia, forse la meno turistica e, se posso dirlo, un pochino più autentica e meno affollata. Poi giriamo le vie e i monumenti principali, come il palazzo reale (Mufu).
A tavola cambia tutto: qui la cultura è meno tibetana e più legata ad altre etnie, a partire dai Naxi, e i piatti sono diversi da quelli dei giorni precedenti. Mangiamo i noodles nella versione locale, verdure in padella e brodi di funghi con i noodles. Sull’altopiano il viaggio ce lo segnavano le quote; da qui in poi ce lo segnano i piatti.
Giorno 13 – Baisha e Shuhe: finalmente case non rifatte
Lijiang è la tappa a cui abbiamo dato un giorno in più rispetto al piano, e a questo punto del viaggio è proprio quello che serve per rallentare un po’ e raccogliere energie per gli ultimi giorni.
Lo dedichiamo ai borghi storici nei dintorni, Baisha e Shuhe, andando a Baisha in bus, pagato con il QR di Alipay, e muovendoci poi con Didi verso Shuhe e per il ritorno. E qui, per una volta, la maggior parte delle case non è ricostruita.
Si vede l’architettura del popolo Naxi: vicoli con ruscelli, ponti in pietra, canali, mercati e case tradizionali. Dopo quasi due settimane di centri storici rifatti, camminare tra case rimaste in piedi è un’altra cosa.
Nel pomeriggio torniamo a Lijiang e ci fermiamo al Black Dragon Pool (Heilongtan), il parco appena a nord della città vecchia: un lago con padiglioni e un ponte di pietra ad archi, e sullo sfondo il Monte Yulong che domani vedremo da vicino.

Giorno 14 – Monte Yulong: il blu di Blue Moon Valley e l’ultimo yak
Giornata nel parco del Monte Yulong (Jade Dragon Snow Mountain). La mattina andiamo a Blue Moon Valley: camminare sulle passerelle immersi nel blu dell’acqua è stato molto suggestivo.
Alle 14 circa vediamo Impression Lijiang, lo spettacolo che racconta le etnie e le tradizioni di questa parte della Cina, con la regia di Zhang Yimou insieme a Wang Chaoge e Fan Yue. Ci sono almeno tre repliche al giorno; abbiamo scelto quella delle 14 per avere prima il tempo di girare il parco. È uno spettacolo molto curato.
Per i biglietti: parco del Monte Yulong 100 CNY, più 20 CNY di bus ecologico obbligatorio, che serve per arrivare a Blue Moon Valley e agli impianti di risalita come Yak Meadow; Impression Lijiang 280 CNY a prezzo pieno, che noi abbiamo pagato 23 euro su Trip.com, scontato.

Nel pomeriggio rientriamo a Lijiang per vedere le zone della città che ci mancavano. È l’ultima sera in una zona dove lo yak è di casa, e la chiudiamo con un hotpot di carne di yak.
Giorni 15 e 16 – Shaxi e Dali: la Via del Tè e il mercato del venerdì
Un autobus ci porta a Shaxi. Per certi versi somiglia ai borghi dei giorni precedenti, ma è molto meno turistica. Ci passiamo il pomeriggio a passeggiare: è a metà strada verso la tappa successiva, e il vero motivo per fermarsi arriva il giorno dopo.
A differenza di altre città storiche cinesi, qui gli edifici non sono stati ricostruiti da zero nello stesso stile, ma restaurati in modo conservativo. Dal 2003 al 2010 un progetto del Politecnico federale di Zurigo (ETH) e della contea di Jianchuan ha recuperato con tecniche tradizionali le porte del paese, le facciate sulla piazza di Sideng, una vecchia locanda per i mulattieri e i loro cavalli, il teatro e il tempio Xingjiao. Nel 2005 piazza e teatro hanno ricevuto un premio UNESCO per la conservazione del patrimonio (Asia-Pacific Heritage Awards).
Shaxi era una sosta delle carovane di muli lungo la Via del Tè e dei Cavalli, e nel centro si visitano ancora le strutture che facevano da ristoro alle carovane. È uno dei pochi posti del viaggio in cui il passato non è stato rifatto: è stato rimesso in piedi.
Il venerdì c’è il mercato, e noi cominciamo il giro alle 8. Le minoranze della zona, Bai e Yi, arrivano dalle campagne con i loro prodotti, sui carretti o nei cesti di vimini portati sulle spalle. Si vende di tutto, soprattutto verdura e frutta, ma ci sono anche zone per carne e pesce. Compriamo frutta, bacche di goji e tè (sulla vecchia Via del Tè, il minimo), e facciamo colazione con qualche baozi.

Nella seconda parte della mattinata un bus ci porta in circa due ore a Dali. Il pomeriggio lo passiamo lungo la grande via principale, tra torri e mura. Le Tre Pagode, molto famose, le guardiamo da fuori, salendo sulle porte delle mura della città antica: nel parco non entriamo.
Giorno 17 – Kunming: il treno che in Cina non è quasi mai in ritardo
Dopo un’ultima visita veloce a Dali prendiamo il treno per Kunming, dove ci aspetta la coincidenza per Chongqing. Non è il notturno che avevamo in programma: i biglietti, che in Cina escono solo 15 giorni prima del viaggio contando il giorno della partenza, sono finiti in un minuto, e abbiamo ripiegato su un treno veloce diurno.
Il treno da Dali arriva a Kunming con 20 minuti di ritardo. In Cina capita di rado; a noi è capitato proprio il giorno della coincidenza. Le stazioni sono enormi, come aeroporti, e non facciamo in tempo a cambiare.
Ci rimborsano il biglietto, ma il problema resta: non ci sono altri treni possibili, né quel giorno né il giorno dopo. L’unica via d’uscita è un volo per la mattina successiva, comprato su Trip.com, e una notte in un hotel vicino all’aeroporto di Kunming. È la giornata che nessun itinerario mette in conto, quella che si passa a rimediare.
Giorno 18 – Chongqing: una città in verticale
Atterriamo a Chongqing verso le 8, lasciamo le valigie in hotel e partiamo dalla zona più centrale. Dopo due settimane di altopiani, monasteri e borghi, il salto è netto.
La prima sorpresa è il tempio Luohan, fondato nell’XI secolo e oggi stretto tra i grattacieli: in un’immagine sola, molto di quello che questo viaggio mi ha mostrato della Cina. Poi le vie dello street food vicino al Jiefangbei, il Monumento della Liberazione del Popolo, dove ci fermiamo a provare vari piatti.

Camminiamo fino alla punta della penisola, dove il Jialing entra nello Yangtze, e saliamo su un edificio per guardare dall’alto Raffles City e il fiume dietro: torri unite in alto da una lunga passerella, simili al famoso Marina Bay Sands.
Poi Kuixinglou, con la sua famosa piazza che in realtà sta al 22° piano di un edificio. Chongqing è costruita sul pendio: qui pensi di essere per strada e invece hai ventidue piani sotto i piedi.
Al tramonto arriviamo a piedi a Hongya Cave e guardiamo l’accensione delle luci dal ponte accanto.

Giorno 19 – Chongqing: una monorotaia nel palazzo e un hotpot nel rifugio
L’ultimo giorno comincia da Liziba, la stazione della monorotaia che passa dentro un palazzo residenziale: la si guarda dalla strada, sotto l’edificio. Poi il vicino parco Eling, il punto più alto della penisola.

Da lì ci spostiamo a nord, al mercato delle pulci di Dongjiaxi, un mercato dell’usato enorme dove ho trovato chicche incredibili di oggettistica cinese. A pranzo, un hotpot tipico, piccante, dentro un vecchio rifugio antiaereo: Chongqing ne ha più di duecento, dell’epoca della Seconda guerra mondiale, e alcuni sono diventati ristoranti. Dopo tanti centri storici rifatti, ecco un pezzo di passato che non si ricostruisce: si riusa.
L’ultima parte della giornata la passiamo alla spa Golden Lakeside, vicino alla fermata della metro Shiqiaopu. Più che una spa come la intendiamo noi sembra un parco giochi, con sale giochi, buffet illimitati, cinema e sale lettura. Chiudere un viaggio passato tra monasteri e laghi a 4.700 metri dentro una spa con il buffet illimitato ha una sua logica, anche se non saprei spiegarla.
Da lì un Didi ci porta direttamente in aeroporto: il volo di rientro parte alle 2:40 del 18 agosto.
Cosa rifarei e cosa no
- Rifarei il giorno in più a Lijiang rispetto al piano: verso la fine del viaggio ci ha permesso di rallentare un po’ e raccogliere energie per gli ultimi giorni.
- Rifarei la tappa a Yading per passare dal Sichuan allo Yunnan, e soprattutto il trekking lungo: ne vale la pena.
- Rifarei gli spostamenti in minivan nella parte più remota del Sichuan occidentale: le tratte possono essere lunghe, ma attraversano paesaggi diversi e spettacolari.
- Non rifarei Dali–Kunming–Chongqing in treno senza il notturno. I biglietti del notturno Kunming–Chongqing che avevamo in programma sono finiti e abbiamo tenuto il piano con un treno veloce diurno, che ci faceva perdere molto tempo. Meglio un volo Dali–Chongqing.
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Domande frequenti
In breve
Che itinerario avete fatto in 19 giorni?
A fine luglio 2026, da Chengdu al Sichuan occidentale, su per l'altopiano tibetano fino ai laghi di Yading, poi Shangri-La, Lijiang, Shaxi, Dali, Kunming e Chongqing. Bus, minivan condivisi, treni veloci e Didi, da una a tre notti per tappa.
Si soffre il mal di montagna a Yading?
A noi non è venuto: il punto più alto è stato intorno ai 4.600–4.700 metri, e i giorni a Kangding, Xinduqiao e Litang hanno fatto il lavoro lento dell'acclimatamento. Abbiamo diviso anche il circuito breve e quello lungo su due giorni, così il più duro è arrivato quando eravamo già abituati alla quota.
Si può usare Didi in tutta la Cina?
Quasi: a Kangding, Xinduqiao e Litang nessuno accettava le nostre corse, e quando serviva un'auto la fermavamo lungo la strada. A Lijiang e a Chongqing ha ripreso a funzionare. Per i pagamenti installa WeChat e Alipay prima di partire e collega la carta.
Come si prenotano i treni in Cina?
I biglietti escono solo 15 giorni prima del viaggio, contando il giorno della partenza, e quelli del notturno Kunming–Chongqing che volevamo sono finiti in un minuto. Abbiamo ripiegato su un treno veloce diurno, che da Dali è arrivato a Kunming con 20 minuti di ritardo: coincidenza persa e volo comprato su Trip.com. Se dovessi rifarlo, sceglierei un volo Dali–Chongqing.
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