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Vicolo di Golden Gai a Tokyo di notte, con lanterne rosse, insegne luminose e biciclette parcheggiate

Tokyo, Magome, Tsumago, Kyoto, Nara, Himeji, Hiroshima, Miyajima, Osaka, Kōyasan

Diario di viaggio in Giappone: 17 giorni tra città, templi e sentieri

Diario di 17 giorni in Giappone ad agosto 2024, da Tokyo a Osaka passando per Kyoto, Hiroshima e Kōyasan: luoghi famosi, angoli quieti e molto caldo.

Paese
Giappone
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14 min
Viaggio

Siamo partiti ad agosto 2024 per 17 giorni in Giappone: da Tokyo a Osaka, passando per il Nakasendo, Kyoto, Nara, Himeji, Hiroshima, Miyajima e Kōyasan. Shinkansen, treni locali, autobus, un traghetto e una funicolare. Abbiamo cercato di tenere insieme luoghi famosi e angoli meno battuti, grandi città e silenzi di montagna.

Giorno 1 – Tokyo: Tsukiji, Ginza e Shinjuku

Atterrati a Tokyo, l’adrenalina del primo giorno ci fa dimenticare la stanchezza del volo. Lasciamo le valigie e andiamo in metro a Tsukiji, per decenni il mercato del pesce più grande del mondo: oggi resta il mercato esterno, un dedalo di bancarelle e minuscoli ristoranti. Ci sediamo al bancone di Sushi Zanmai e mangiamo il nostro primo vero sushi giapponese: nigiri di diverse varietà di pesce, serviti su una pallina di riso tiepido. Effettivamente è diverso da quello che si mangia di solito in Italia.

Proseguiamo verso Ginza, il quartiere più elegante di Tokyo: boutique di lusso, grandi magazzini storici e palazzi firmati da archistar che sembrano più musei che negozi.

Facciata riflettente del negozio Louis Vuitton su un angolo di strada a Ginza, con insegne verticali e un viale alberato sullo sfondo

Nel tardo pomeriggio ci spostiamo a Shinjuku, dove la città cambia volto: si accendono i neon, la gente aumenta e a Kabukicho l’energia diventa quasi caotica. Ceniamo con un ramen da Ichiran, seduti a un lungo bancone con separatori individuali. Chiudiamo la giornata tra i vicoli di Omoide Yokocho e Golden Gai, dove una striscia di izakaya minuscoli ospita qualche paio di persone sedute al bancone a mangiare yakitori e bere birra o sake.

Giorno 2 – Tokyo: Shibuya, Ueno e Akihabara

Il giorno dopo cominciamo da uno dei simboli di Tokyo, lo scramble crossing di Shibuya. Guardiamo le persone incrociarsi dai piani alti di uno dei palazzi all’incrocio. Le aspettative erano alte e mi hanno lasciato un pochino di delusione.

Molto più interessante è perderci nei vicoli secondari dietro la stazione, dove bar minuscoli e locali anonimi raccontano una Tokyo più quotidiana. Il posto famoso aveva deluso, i vicoli dietro la stazione no.

A metà mattina andiamo a Ueno, nell’omonimo grande parco tra laghetti, viali alberati e templi, per una pausa. Poi pranziamo al mercato di Ameyoko, che ci riporta di colpo nel caos: rumoroso, colorato, con bancarelle di tutto.

Nel pomeriggio è il turno di Akihabara, il regno della cultura otaku: manga, retro-console, action figure, modellini e gadget riempiono i piani degli edifici. Anche per i non appassionati di anime (come me) questa è una tappa fondamentale per capire la cultura giapponese contemporanea.

Incrocio di Akihabara con grandi cartelloni di anime e videogiochi sui palazzi, insegne gialle e arancioni e alberi lungo la strada

La sera ritorniamo a Shibuya quando arriva il tifone, che dura fino alla mattina dopo: piove forte per molto tempo, con il vento. Giriamo al chiuso, tra i negozi, e ci ripariamo in un ristorante della zona: è il nostro primo katsu curry originale in Giappone, ed è molto buono. Cotoletta impanata nel panko con riso e salsa al curry.

Giorni 3 e 4 – Tokyo: Meiji Jingu, Harajuku, Asakusa e Shinjuku

Il terzo giorno il tempo si riprende e la mattina riusciamo a visitare il grande parco del Meiji Jingu, un santuario shintoista. Passeggiamo tra le ordinatissime strade bianche del parco passando accanto ai famosi barili di sake e poi attraversiamo gli enormi torii in legno per arrivare alla parte più interna del santuario, dove regna la calma e il silenzio. Da lì camminiamo fino alla zona di Harajuku, dove su Takeshita Street i ragazzi giapponesi passeggiano in mezzo a moda eccentrica e colori accesi. Poco distante, Omotesando è più sofisticata, con il suo grande viale alberato, i negozi di lusso e le architetture moderne ed essenziali.

Nel pomeriggio raggiungiamo Asakusa e il Sensō-ji, il tempio più antico della città. Peschiamo un omikuji, la tipica lotteria sacra, e ci facciamo largo tra la folla di turisti. Sarà l’ora diversa o la fama del sito, ma si nota una differenza abissale con il santuario Meiji della mattina. Poi andiamo alla vicina Kappabashi-dori, la strada dei negozi di utensili da cucina, tra coltelli artigianali e bacchette. Qui faccio i primi acquisti giapponesi.

La cena di quel giorno la facciamo nella zona della stazione centrale di Tokyo, in un localino dove lo chef prepara pesce crudo davanti a noi.

Dopo cena torniamo al Sensō-ji. Di giorno ci eravamo divincolati tra i turisti; ora è illuminato e quasi deserto.

Il quarto giorno rallentiamo un po’ e torniamo a Shinjuku, stavolta di giorno. Al mattino lo Shinjuku Gyoen, con i suoi giardini giapponese, inglese e francese e la grande serra tropicale. Dopo pranzo in un locale di soba, saliamo al Tokyo Metropolitan Government Building: l’osservatorio è gratuito e da lassù intravediamo il Monte Fuji in lontananza. Il pomeriggio lo passiamo tra i negozi e le boutique di Shinjuku, e la sera ceniamo da Sushi Yajima seduti al bancone davanti agli chef per provare l’esperienza omakase. Il locale è intimo e il prezzo ottimo per il tipo di esperienza.

Giorni 5 e 6 – Dal Nakasendo a Kyoto

Lasciamo Tokyo dopo quattro giorni di metropoli e, con poco più di tre ore tra shinkansen, treni locali e autobus, raggiungiamo l’antico villaggio postale di Magome: case in legno, mulini, lanterne, lungo la storica via del Nakasendo, che collegava Kyoto a Edo (Tokyo).

Lasciamo le valigie nel ryokan dove dormiremo e iniziamo a camminare: circa 8 km tra boschi di cedri, risaie e cascate, con le tipiche campane anti-orso sparse lungo il percorso, fino a Tsumago, un altro piccolo villaggio postale, ben conservato. Rientriamo a Magome nel tardo pomeriggio e ceniamo con vista sulle verdi colline. Tra i due villaggi c’è anche un bus, utile a chi vuole fare solo l’andata, nel verso che preferisce.

La prima parte della mattina dopo la passiamo nei dintorni del villaggio montano, poi circa tre ore di spostamenti ci portano a Kyoto, l’antica capitale imperiale. Dalla stazione di Kyoto andiamo in bus fino all’hotel, per il check-in, e poi a piedi ci tuffiamo nel Nishiki Market, lì vicino: una lunga galleria coperta di bancarelle, soprannominata la cucina di Kyoto. Qui mangiamo vari street food: bocconcini di pollo fritto, tako-tamago, tamagoyaki e ravioli alla piastra. Nel resto del pomeriggio andiamo al santuario Yasaka, mentre il giorno sfuma nel tramonto e le lanterne iniziano ad accendersi. La sera ci perdiamo tra le stradine dei quartieri di Gion e Pontocho.

Giorno 7 – Kyoto: Fushimi Inari, Higashiyama e il sentiero dei filosofi

Il settimo giorno si comincia presto: alle 7 siamo alla base del Fushimi Inari-Taisha e iniziamo a camminare tra i torii rossi, uno dopo l’altro, fino in cima, dove si trova il vero e proprio santuario.

In discesa ci fermiamo nel negozietto di un signore che vende piccoli torii di legno rossi, in scala, e scrive a mano una frase in giapponese sui pilastri. Ci offre del tè, ci chiede i nomi e li scrive su un torii, replicando la fonetica. È sicuramente una cosa turistica, ma è anche un souvenir originale da portare a casa invece della classica calamita.

Dalla spiritualità shintoista passiamo a quella buddista, spostandoci a Higashiyama, la parte orientale di Kyoto: il Kiyomizu-dera con la sua grande piattaforma in legno, poi giù lungo le ormai affollate vie di Sannenzaka e Ninenzaka, tra botteghe tradizionali e case in legno, fino al Kōdai-ji.

Vicolo in pietra di un quartiere storico di Kyoto al crepuscolo, con case in legno illuminate da lanterne e una pagoda sullo sfondo

Nel pomeriggio ci spostiamo in bus fino al Ginkaku-ji e passeggiamo lungo il sentiero dei filosofi costeggiando il canale, fermandoci all’Hōnen-in e al Nanzen-ji. Tempio dopo tempio, giardino dopo giardino, realizziamo che forse oggi abbiamo visto più templi di quanti il nostro cervello riesca a catalogare. A Kyoto, camminando da un tempio all’altro, il caldo di agosto si fa sentire. Arriviamo stanchi alla sera e ci concediamo l’onsen dell’hotel e una ciotola di ramen da Men-ya Inoichi lì vicino. Dopo una giornata così, non serve altro.

Giorno 8 – Kyoto: Kinkaku-ji, Ryōan-ji e Arashiyama

Il giorno dopo ci spostiamo in bus nel nord-ovest di Kyoto. Il Padiglione d’Oro del Kinkaku-ji si riflette nello stagno. È affollato, sì, ma l’impatto visivo resta: a differenza di Shibuya, qui il posto famoso regge.

Dal luccichio dell’oro passiamo al minimalismo del Ryōan-ji: nel giardino zen quindici rocce su un letto di ghiaia rastrellata sono disposte in modo da non essere mai visibili tutte insieme.

Nel pomeriggio scegliamo di allontanarci dai percorsi più battuti: saltiamo la foresta di bambù di Arashiyama e andiamo al più quieto Giō-ji, con il suo giardino di muschio e il vicino boschetto di bambù. Rientriamo verso il centro con la sensazione di aver visto due anime opposte della città, quella famosa e quella nascosta.

Giorno 9 – Nara e rientro a Kyoto

Con un treno di 45 minuti arriviamo a Nara. Tutto si concentra nel grande parco centrale, dove i cervi sacri passeggiano tranquilli e si avvicinano curiosi in cerca di shika senbei, i cracker di riso fatti apposta per loro. Io non me la sento di partecipare a questa pratica, ormai forse troppo adottata dai turisti, e, non sapendo cosa sia più giusto per il benessere dei cervi, mi limito a interagire con loro senza dar da mangiare.

Visitiamo lo Yoshikien Garden, un piccolo giardino tradizionale, e il Tōdai-ji, uno degli edifici in legno più grandi del mondo: la struttura attuale è circa un terzo più piccola dell’enorme edificio originale, distrutto da incendi e terremoti nel corso dei secoli. È costruita con incastri a secco e ospita il Daibutsu, una gigantesca statua del Buddha di metallo. Dopo un pranzo con il kamameshi andiamo al Kasuga Taisha, il più isolato dei santuari, immerso nel bosco. Anche qui a Nara il caldo si fa sentire.

Nel pomeriggio rientriamo a Kyoto per qualche acquisto nella zona centrale, passeggiando per le vie coperte come Teramachi-dori, tra negozi di kimono e botteghe tradizionali.

Giorni 10 e 11 – Himeji, Hiroshima e Miyajima

Lasciamo Kyoto al mattino con un treno veloce per Himeji. I bagagli restano in un locker della stazione: in Giappone ce ne sono quasi sempre, di varie dimensioni, e permettono di visitare una città tra un treno e l’altro. Il castello si vede già da lì, bianco e imponente, in fondo al grande viale cittadino.

Il Castello di Himeji, patrimonio UNESCO, è uno dei pochissimi castelli originali sopravvissuti intatti in Giappone. Dentro, scale ripidissime, corridoi in legno e passaggi stretti; dall’alto si ha una vista a 360° sulla città. I vicini giardini Kōko-en sono altrettanto carini: laghetti, ponticelli, bonsai. Dopo pranzo proseguiamo verso sud in shinkansen e arriviamo a Hiroshima nel tardo pomeriggio. Al tramonto passeggiamo lungo Hon-dori, per il primo contatto con la città.

Il giorno dopo si comincia presto, con il treno fino a Miyajimaguchi e poi il traghetto per Miyajima. Appena sbarcati incontriamo il santuario shintoista di Itsukushima, affacciato sull’acqua, con il suo torii “galleggiante” che cambia aspetto con le maree. Saliamo poi al Daishō-in, un complesso di templi buddisti: statue, lanterne e ruote di preghiera in un’atmosfera intima e raccolta. Per me è uno dei templi più belli dell’intera vacanza.

Rientrati a Hiroshima, nel tardo pomeriggio visitiamo il Parco della Pace. Davanti al cenotafio a forma di arco c’è una fila ordinata, a turno, per stare qualche secondo in solitudine. La cosa che mi colpisce di più è il memoriale dell’edificio distrutto, l’A-Bomb Dome con la sua cupola, e il vuoto tutto intorno: un semplice prato, dove hanno deciso di non ricostruire.

La sera ceniamo all’Okonomimura, un edificio di più piani dove ogni piccolo ristorante prepara la stessa specialità, l’okonomiyaki di Hiroshima: lo cucinano direttamente davanti a noi sulla piastra. Come in altri momenti del viaggio, mangiamo guardando chi cucina.

Giorni 12 e 13 – Osaka, Katsuō-ji e Minoo

La mattina a Hiroshima facciamo ancora un breve giro nel centro, prendiamo lo shinkansen per Osaka e, ormai abituati a questi spostamenti rapidi, arriviamo in un attimo. La città si presenta subito più diretta e informale: ha meno ossessione per l’ordine e la pulizia, le strade sono più confuse e le insegne dei ristoranti ancora più prominenti. Passeggiamo per Shinsekai, quartiere popolare dal sapore retrò, e poi ci lasciamo inghiottire dalle luci di Dotonbori, tra ristoranti, canali e insegne giganti.

Il tredicesimo giorno è dedicato alla natura. Raggiungiamo il tempio Katsuō-ji con metro e autobus. Qui migliaia di statuine Daruma, offerte dai fedeli come simbolo di perseveranza e fortuna, popolano scalinate, altari e muretti. Ci facciamo guidare da una cartolina da timbrare tra gli angoli del tempio: un foglio con le sagome di un disegno, che a ogni postazione si colora con un timbro di un colore diverso. Da lì imbocchiamo un sentiero poco frequentato nella foresta: lo percorriamo da soli, e incontriamo di nuovo altre persone solo una volta arrivati al parco di Minoo, dove il ponte rosso spicca tra il verde proprio davanti a una cascata.

Giorno 14 – Universal Studios Japan

Ci svegliamo presto per un giorno molto atteso: gli Universal Studios Japan. Arriviamo davanti ai cancelli prima dell’apertura e poco dopo ci dirigiamo subito al Super Nintendo World. Sembra di stare in un vero videogioco a cielo aperto. Per me la parte più bella è la tematizzazione maniacale, che fa sembrare di essere, in ogni momento, in un mondo alternativo.

L'area di Super Nintendo World agli Universal Studios Japan, con la collina a blocchi del mondo di Mario, alberi colorati e il castello di Bowser a sinistra

La giornata scorre tra attrazioni e spettacoli: pausa pranzo a tema Harry Potter, poi Jurassic Park e altre attrazioni. Nel pomeriggio non c’è quasi più coda, quindi una volta scesi da Hollywood Dream risaliamo subito: è la più adrenalinica e la rifacciamo più volte. Le altre attrazioni mi sono sembrate abbastanza soft, forse per un fattore culturale: ricordo quelle di Universal a Los Angeles più adrenaliniche. Un giorno del tutto diverso dal resto del viaggio.

Giorni 15 e 16 – Kōyasan e l’acquario di Osaka

Il giorno dopo gli Universal Studios lasciamo Osaka per il nostro piccolo pellegrinaggio di 2h30 su treni locali, funicolare e autobus fino all’altopiano montano dove si trova Kōyasan, cuore del buddhismo Shingon. Passeggiamo lungo la via principale, osservando i templi che ospitano monaci e viaggiatori. Attirati dal suono di una preghiera, entriamo ad assistere a una funzione: restiamo seduti, in una sorta di meditazione, tra i canti e le preghiere dei monaci, con il rumore della pioggia fuori e il resto in silenzio.

In fondo al paese si apre l’area sacra di Oku-no-in: un lungo sentiero tra cedri altissimi, tombe e lanterne di pietra porta al mausoleo di Kōbō Daishi, monaco fondatore del buddhismo Shingon. Passeggiare tra tombe e monumenti ricoperti di muschio, nella solitudine di una giornata con leggera pioggia e nebbiolina, ha qualcosa di mistico. Il giorno prima eravamo agli Universal Studios: il contrasto è grande, ma per me è anche molto simbolico del Giappone.

Dormiamo in uno shukubo, un tempio che ospita i viaggiatori e offre una cena shōjin ryōri, ossia la cucina vegetariana dei monaci. All’alba assistiamo alla preghiera dei monaci. Poi giriamo ancora tra i templi del paese e, all’ora di pranzo, ritorniamo verso Osaka. Il tempo è incerto, con un altro tifone previsto in arrivo, quindi ci rifugiamo al chiuso all’acquario Kaiyukan. È uno dei più grandi al mondo, e a colpire di più è la gigantesca vasca centrale con squali balena e mante.

Giorno 17 – Osaka: ceramiche e Round One

L’ultimo giorno lo viviamo con calma. Passeggiamo per Sennichimae, dove anche qui si trova tutto ciò che riguarda la cucina, alla ricerca degli ultimi souvenir: ciotole, tazze e utensili da cucina. Mi colpisce anche un’altra cosa: nei dintorni, davanti ai tanti negozi di slot machine, al mattino ci sono code di persone che aspettano di entrare subito all’apertura. L’ennesima cosa che non ti aspetti dal Giappone.

Prima di raggiungere l’aeroporto ci concediamo un po’ di puro divertimento nell’enorme palazzo del Round One, tra sale giochi, kart, baseball, karaoke e infinite gacha.

Cosa rifarei e cosa no

  • Rifarei tutto: come primo approccio al Giappone, sono riuscito a esplorare diversi aspetti del paese.
  • Rifarei lo stesso ritmo, con alcuni giorni più calmi e altri un po’ più movimentati. Il tempo dedicato alle varie tappe era adeguato; l’unica cosa che cambierei è dare più tempo a Kyoto, togliendone a Osaka.
  • Eviterei agosto: è stato molto caldo, e forse era anche un anno eccezionale. Se dovessi consigliare questo viaggio a qualcuno, gli direi di scegliere un altro mese.

In questi diciassette giorni abbiamo visto cose molto diverse e scoperto un Giappone pieno di contraddizioni: il silenzio dei monaci a Kōyasan e, il giorno prima, un parco a tema come gli Universal Studios; i grandi incroci di Tokyo e i sentieri dove non incontri nessuno. Anche i momenti a tavola sono un modo per capirlo.

Abbiamo mangiato in situazioni molto diverse: il sushi al bancone con lo chef che prepara davanti a noi, gli onigiri per strada come colazione, i ramen fumanti in postazioni individuali con i divisori, il sushi sul nastro, le griglie con gli spiedini, l’okonomiyaki cucinato sulla piastra. Più che un posto migliore degli altri, a restarmi è la varietà: ogni pasto era un modo diverso di stare a tavola.

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Domande frequenti

In breve

Che itinerario avete fatto in 17 giorni?

Ad agosto 2024, da Tokyo a Osaka: Tokyo, il Nakasendo tra Magome e Tsumago, Kyoto, Nara, Himeji, Hiroshima e Miyajima, Osaka e Kōyasan. Shinkansen, treni locali, autobus, un traghetto e una funicolare.

Agosto è un buon mese per andare in Giappone?

Io lo eviterei: è stato molto caldo, e forse era anche un anno eccezionale. Se dovessi consigliare questo viaggio a qualcuno, gli direi di scegliere un altro mese.

Cosa cambieresti dell'itinerario?

Darei più tempo a Kyoto, togliendone a Osaka. Per il resto rifarei lo stesso ritmo, con alcuni giorni più calmi e altri più movimentati: il tempo dedicato alle varie tappe era adeguato.

Come si fa con i bagagli tra un treno e l'altro?

In Giappone nelle stazioni ci sono quasi sempre i locker, di varie dimensioni. A Himeji abbiamo lasciato lì i bagagli per visitare il castello tra un treno e l'altro, prima di proseguire per Hiroshima.

Vale la pena vedere lo scramble crossing di Shibuya?

Le mie aspettative erano alte e mi hanno lasciato un pochino di delusione: è un medio-grande incrocio, come se ne vedono altri in Giappone e in Asia. Molto più interessanti i vicoli secondari dietro la stazione.

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