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La grande statua dorata di Murugan alle Batu Caves, davanti alla scalinata colorata e alla parete di roccia coperta di vegetazione

Kuala Lumpur, Cameron Highlands, Ipoh, George Town, Perhentian Islands, Sandakan, Sepilok, Kinabatangan, Malacca, Singapore

Diario di viaggio in Malesia e Singapore: 19 giorni tra natura e città

Diario di 19 giorni tra Malesia e Singapore, ad agosto 2025: Kuala Lumpur, Penang, Perhentian, Borneo, Malacca. Cosa abbiamo fatto e cosa è andato storto.

Paese
Malesia
Lettura
19 min
Viaggio

Siamo partiti ad agosto 2025 per 19 giorni tra Malesia e Singapore: da Kuala Lumpur alle piantagioni di tè delle Cameron Highlands, da Penang alle isole Perhentian, fino alla foresta del Borneo e, in chiusura, a Malacca e Singapore. Bus, treno, traghetto, barche e aerei: un viaggio fatto di spostamenti, e di scambi di culture, cucine e religioni che in questa regione convivono da secoli, a pochi passi l’una dall’altra.

È stato un viaggio impegnativo: l’itinerario chiedeva spostamenti frequenti, quindi abbiamo fatto e disfatto il borsone in camera quasi ogni giorno e ce lo siamo portati dietro a ogni trasferimento. È lo spirito dei viaggi più avventurosi nel sud-est asiatico. In più il tempo non è stato sempre bello: quasi ogni giorno ci ha raggiunti un po’ di pioggia, a volte in pochi minuti, altre volte per mezza giornata. Ci siamo adattati, perché gli imprevisti fanno parte del viaggio. Prezzi e orari sono quelli di agosto 2025.

Giorno 1 – Kuala Lumpur: Petronas e Jalan Alor

Dopo un viaggio lunghissimo da Milano, con più di 12 ore di scalo a Delhi, atterriamo finalmente a Kuala Lumpur. A Delhi abbiamo visto alcuni punti salienti della città, ma ci ha stancati molto. L’aria è umida e il jet lag si fa sentire, quindi seguiamo la solita regola di quando si arriva in Asia con questo clima: prendersela con calma.

Abbiamo deciso di dividere la visita della capitale in due momenti del viaggio, scegliendo zone diverse per vedere più lati della città e ottimizzare gli spostamenti. Per i primi due giorni alloggiamo a KLCC, il quartiere dei grattacieli; al ritorno ci sposteremo a Bukit Bintang, più vivace e multiculturale.

Vicino al nostro hotel c’è il Suria KLCC, un grande centro commerciale con una food court ordinatissima al secondo piano: con pochi ringgit si passa da una cucina all’altra. Qui facciamo il nostro primo pranzo.

Lasciamo le valigie in hotel e ci concediamo una pausa in piscina a sfioro, con vista. Nel pomeriggio usciamo per una prima passeggiata verso le Petronas Towers (inaugurate nel 1999, fino al 2004 l’edificio più alto del mondo) e il KLCC Park ai loro piedi.

All’imbrunire prendiamo la metro verso Jalan Alor, il cuore dello street food serale. Le bancarelle iniziano ad animarsi e la via si riempie di tavolini. Spiedini alla griglia, frutta tropicale, noodles, riso saltato: un primo assaggio della Kuala Lumpur più dinamica.

Giorno 2 – Kuala Lumpur: Batu Caves, templi e Thean Hou

Partiamo presto per le Batu Caves, per evitare il caldo più intenso e la folla. Con un Grab (18 ringgit dal KLCC) arriviamo verso le 8:30. I 272 gradini colorati portano alla grotta principale, sede del tempio indù: fedeli in preghiera, statue colorate, incenso nell’aria. Riesco anche a ricevere una breve benedizione da un sacerdote, un momento semplice ma significativo.

Da una scalinata laterale si raggiunge una grotta più piccola e meno decorata, dove a orari prestabiliti si svolgono delle cerimonie. Alla base delle grotte ci sono altri templi dai colori intensi.

Rientriamo in centro per vedere i luoghi di culto delle diverse comunità della capitale. Iniziamo dalla Masjid Negara, la moschea nazionale, con la cupola a ombrello, poi passeggiamo fino ai Perdana Botanical Gardens, troppo grandi per vederli tutti, ma una passeggiata tra orchidee e alberi tropicali basta per staccare dal traffico.

Verso pranzo arriviamo a Dataran Merdeka, la piazza dell’Indipendenza, circondata da edifici coloniali, e ci fermiamo al vicino Central Market: al primo piano c’è una grande food court, si ordina allo stand e ci si siede ai tavoli condivisi.

Il pomeriggio è un passaggio continuo tra le comunità malay, cinese e indiana, con i luoghi di culto a pochi passi l’uno dall’altro. Visitiamo la storica Masjid Jamek, incastonata tra i grattacieli, poi, dopo un tuffo in piscina, ci spostiamo nel quartiere di Brickfields, dove i profumi d’incenso ci guidano allo Sri Kandaswamy Temple, cuore della comunità indù.

Per concludere prendiamo un Grab fino al Thean Hou Temple, un tempio buddista. Arriviamo mentre le centinaia di lanterne rosse iniziano ad accendersi e il sole cala sulla città. La serata si chiude con un drink in un rooftop bar con vista sulle Petronas illuminate. Turistico, sì, ma il panorama merita.

Giorni 3 e 4 – Cameron Highlands: il tè, la Mossy Forest e le fragole

La giornata inizia alla stazione TBS di Kuala Lumpur, facilmente raggiungibile in metro. Da qui parte il bus per le Cameron Highlands, destinazione Tanah Rata. Il viaggio dura circa 4 ore e mezza e il paesaggio cambia progressivamente: dalla città si passa a colline sempre più verdi.

Arriviamo per l’ora di pranzo e ci fermiamo subito in uno dei ristoranti indiani del centro: tavoli semplici, porzioni abbondanti, spezie, tandori, naan appena sfornato.

Dopo il check-in in hotel, nel pomeriggio prendiamo un Grab verso la parte sud della valle per visitare le piantagioni della Cameron Valley Tea House, dove le colline sono onde verdi di filari ordinati. Con un biglietto di 4 RM si passeggia lungo diversi sentieri tra i filari di tè, passando dal punto panoramico con la scritta “Cameron Valley” in stile Hollywood. L’aria più fresca è molto piacevole dopo l’umidità della capitale.

Colline coperte di filari di tè nelle Cameron Highlands, con un sentiero di terra che scende tra la vegetazione e il cielo carico di nuvole

Il giorno dopo ci aspetta un tour organizzato, prenotato il giorno prima (orari e dettagli sono nell’articolo su Cameron Highlands e Ipoh). Pick-up direttamente in hotel e via per le colline a bordo di un Defender. Prima tappa: le piantagioni BOH, altra azienda storica della zona, con distese infinite di foglie verdi.

Da lì si sale verso la Mossy Forest, a circa 2.000 metri: fresco e umido. La guida ci accompagna in una passeggiata semplice, spiegando la storia di questa foresta protetta e mostrando le piante tipiche del posto. Non si può entrare liberamente nella foresta, per preservarla, ma la passerella in legno permette di immergersi comunque in questo ambiente.

Il tour in Defender è una cosa fatta apposta per i turisti, e secondo me è più una questione estetica: le strade non erano così terribili. Sembra una moda del posto, perché anche altre agenzie offrivano lo stesso tour. Il mio giudizio resta comunque positivo, perché la guida è riuscita a farci interessare e a spiegarci aspetti interessanti della zona e delle piante che ci circondano.

Dalla foresta si scende al BOH Tea Centre: terrazza panoramica e una brevissima visita al processo di lavorazione del tè, con l’assaggio e la possibilità di comprare qualche confezione. Sulla via del ritorno facciamo tappa in una delle tante coltivazioni di fragole: le serre sono enormi, e con un piccolo extra si possono raccogliere le proprie fragole. Noi non l’abbiamo fatto. Il tour finisce all’inizio del pomeriggio, quando rientriamo a Tanah Rata per un po’ di relax tra tè, scones e negozietti locali.

Giorni 5 e 6 – Da Ipoh a George Town

Con il primo bus del mattino scendiamo dalle alture verso Ipoh, una tappa sorprendente prima di arrivare alla destinazione di giornata. Il primo luogo che visitiamo è il Perak Cave Temple, grande tempio rupestre buddhista cinese, a pochi minuti di Grab dal terminal dei bus. Costruito dentro una grotta, tra statue dorate e passaggi nascosti, ha anche una terrazza panoramica che guarda la vallata.

L'interno del Perak Cave Temple a Ipoh: un grande Buddha seduto su un fiore di loto, tra pareti di roccia dipinte con draghi e divinità

Il centro di Ipoh è compatto e piacevole da girare a piedi. Tra palazzi coloniali, negozi di artigianato e caffè locali scopriamo il famoso white coffee, un caffè tostato in modo particolare e servito con latte condensato, ideale in versione fredda con questo caldo. Ci fermiamo ad assaggiare il Nga Choi Kai, piatto tipico di Ipoh: pollo con germogli di soia, accompagnato da dolci tipici cinesi.

A metà pomeriggio prendiamo il treno per Butterworth; dalla stazione passiamo direttamente al molo, dove un traghetto di 10 minuti ci porta a George Town, sull’isola di Penang. Dopo il check-in facciamo il primo giro serale a Little India: odore di spezie e fritti, una processione induista, la sensazione di essere entrati nel cuore di Penang.

Il giorno dopo cominciamo con un free walking tour che ci porta dentro i vari volti di George Town. La guida locale ci accompagna tra i resti coloniali della zona sud del centro, raccontando storie di commercianti cinesi e immigrati indiani. Passiamo per templi come il Khoo Kongsi, con le sue facciate scolpite, e il Kuan Yin Temple, dove ascoltiamo racconti personali sulla religione e sulla vita a Penang.

Nel pomeriggio proseguiamo da soli tra Little India e i Clan Jetties, i villaggi di case su palafitte dove vivono famiglie cinesi da generazioni. Ci perdiamo tra le stradine del centro, osservando murales, botteghe artigiane e case color pastello. Tra queste c’è la Pinang Peranakan Mansion, con i suoi arredi, le porcellane e gli abiti tradizionali di un tempo.

Penang è considerata la capitale gastronomica della Malesia, quindi la sera è dedicata al cibo: assaggiamo più piatti possibili in un hawker center, seduti ai tavoli condivisi, con il rumore dei wok intorno. A Penang mangiamo anche da Auntie Gaik Lean’s Old School Eatery, ristorante peranakan con una stella Michelin.

Giorno 7 – Penang: Kek Lok Si, murales e bus notturno

La giornata parte con la visita al Kek Lok Si Temple, il più grande tempio buddhista del sud-est asiatico. La struttura è imponente e complessa, con pagode, cortili e statue colorate. Con un piccolo ascensore (a pagamento) si arriva in cima, dove troneggia la statua della dea Kuan Yin, alta oltre 36 metri, che domina la città.

Una pagoda ottagonale a più piani tra lanterne rosse e gialle al Kek Lok Si Temple, con la pagoda bianca e dorata sullo sfondo

Il piano includeva anche Penang Hill, con la funicolare (30 RM). Non siamo saliti: è arrivato un acquazzone e abbiamo rinunciato. Il piano era quello, l’acquazzone ha deciso diversamente.

Nel pomeriggio torniamo verso il centro, passando per Armenian Street e le vie dei murales. Alcuni sono diventati icone, come il bambino sulla bicicletta o i due fratellini sull’altalena: opere interattive che invitano a fermarsi e scattare foto.

La giornata non è finita: alle 22 prendiamo il bus notturno diretto al porto di Kuala Besut, con la compagnia Alibaba Express (biglietto comprato online su Busonlineticket). Il bus è abbastanza comodo e riesco a dormire un paio d’ore. Arriva prima del previsto, così ci ritroviamo a Kuala Besut la mattina prestissimo, forse prima delle 5, ad aspettare il primo traghetto per le Perhentian Islands.

Giorni 8 e 9 – Perhentian: Coral Bay e lo snorkeling

Prendiamo il primo traghetto, quello delle 7, che ci porta direttamente al molo vicino al nostro alloggio, il Crocodile Rock Villas. La giornata la dedichiamo a mare e relax tra Coral Bay e Rainforest Beach, esplorando le piccole calette e nuotando in acque limpide.

Una spiaggia di sabbia chiara sulle Perhentian, con palme inclinate sull'acqua, kayak tirati a riva e qualche persona a passeggio

Il giorno dopo, alle 10, ci facciamo trovare pronti sulla spiaggia di Coral Bay, dove parte il nostro snorkeling tour. La barca salpa e inizia un percorso tra 6 spot diversi: barriere coralline, spiagge nascoste, fondali abitati da pesci colorati e anemoni.

Mi sarei aspettato di ricordare soprattutto la sosta con le tartarughe, perché sono animali che mi affascinano. Ma, per quanto emozionante, intorno a ogni tartaruga che si scova si forma un assembramento di gente del nostro tour e di altre barche, e all’animale resta poco spazio: si rifugia sul fondo sabbioso. Fa capire quanto siamo invasivi, e che dobbiamo tenere a mente un equilibrio tra la voglia di curiosare, l’emozione e il rispetto dell’ambiente che ci circonda.

Il punto che mi ha sorpreso di più è una sorta di giardino di anemoni, a perdita d’occhio e di molte varietà: ci avviciniamo con la maschera e tra gli anemoni si intravedono i pesci pagliaccio, che si nascondono e giocano. Per pranzo ci fermiamo nel piccolo villaggio principale dell’isola, Fisherman’s Village, dove c’è anche una moschea costruita direttamente sul mare. Il pomeriggio prosegue con altre nuotate, in angoli delle isole accessibili solo via mare. La giornata è intensa, passata dentro e fuori dall’acqua.

Giorno 10 – Perhentian: Paradise Beach, Long Beach e Turtle Beach

Oggi esploriamo a piedi alcune delle spiagge meno battute. Puntiamo a Paradise Beach (a volte chiamata White Sand Beach), che si trova proprio sotto il resort Marriott. Seguiamo un sentiero di trekking tra vegetazione fitta e deviazioni poco segnate, e alla fine troviamo il percorso che scende dal resort. Così arriviamo alla spiaggia con un accesso quasi esclusivo. In alternativa si può arrivare comodamente in taxi boat.

Non sappiamo se oggi l’accesso alla spiaggia sia ancora libero: potrebbe essere cambiato dopo il nostro passaggio.

Dopo qualche ora torniamo verso Coral Bay e, con una passeggiata di 10 minuti, raggiungiamo Long Beach, il cuore più vivace dell’isola. Qui l’atmosfera cambia: più turisti, piccoli chioschi di cibo e barche che partono e arrivano. Prendiamo un taxi boat fino a Turtle Beach, sull’isola di fronte, dove incontriamo scimmie nere dagli occhi bianchi e tartarughe che nuotano vicino alla riva.

Sull’isola ci prende anche il maltempo: per circa un’ora salgono di colpo pioggia e vento forte, che blocca anche il taxi boat che doveva venire a prenderci. Poi rientriamo a Long Beach in barca per una serata più vivace dei giorni precedenti: fuochi sulla spiaggia, musica dal vivo e viaggiatori di ogni parte del mondo.

Giorni 11 e 12 – Dal mare al Borneo: Sandakan e Sepilok

La mattina parte presto. Prendiamo la prima barca verso il porto di Kuala Besut, poi un minivan condiviso ci porta all’aeroporto di Kota Bharu. Il volo, con scalo a Kuala Lumpur, ci porta a Sandakan, nel Borneo malese. La giornata è quasi tutta di trasferimenti, ma arriviamo nel tardo pomeriggio, pronti a iniziare la seconda parte del viaggio, nella foresta di una delle aree con più biodiversità al mondo: oranghi, scimmie nasiche, elefanti pigmei del Borneo e buceri sono animali che qui si possono vedere in natura.

Al risveglio prendiamo un Grab per raggiungere Sepilok, cuore delle riserve naturali del Borneo. La prima tappa è il Sepilok Orangutan Rehabilitation Centre. Arriviamo prima del feeding delle 10 e camminiamo su passerelle di legno tra la foresta fino alla piattaforma principale, dove vengono posizionati cesti di frutta: dagli alberi cominciano a scendere gli oranghi, alcuni piccoli che si aggrappano alle madri, altri adulti che oscillano con lentezza elegante. Vederli scendere dagli alberi è emozionante, anche se la piattaforma è piuttosto affollata.

Un orango adulto che mangia una banana su una corda tra gli alberi, con un piccolo appeso a un ramo sopra di lui

Subito dopo visitiamo il vicino Bornean Sun Bear Conservation Centre. Qui gli orsi del sole, piccoli e con la caratteristica macchia chiara sul petto, si muovono goffi tra gli alberi. Alcuni sono stati salvati da situazioni drammatiche e portano ancora i segni del passato. Le passerelle sopraelevate permettono di osservarli senza disturbarli.

A fine mattinata ci vengono a prendere per iniziare il tour di 3 giorni e 2 notti (3D2N) lungo il fiume Kinabatangan (per organizzarlo, tutti i dettagli sono in Borneo: Sepilok e safari sul Kinabatangan). Il Kinabatangan è uno degli ultimi corridoi naturali con grande biodiversità che collegano i frammenti di foresta rimasti dopo decenni di deforestazione per le piantagioni di olio di palma. Già lungo la strada per arrivare al fiume il disboscamento mi fa pensare; guardando poi Google Maps si vede una striscia di verde mantenuta intorno al fiume e, tutto attorno, coltivazioni di palma.

Nella nostra prima uscita la barca, lunga e stretta, ci fa scivolare tra affluenti e vegetazione, e la prima uscita è già molto fortunata: un susseguirsi di animali, scimmie nasiche, poi piccoli coccodrilli, gli elefanti lungo la riva, scimmie nere e varietà di uccelli. Al tramonto rientriamo al nostro lodge, una struttura semplice ma curata, tutta in legno, affacciata sul fiume.

Giorno 13 – Kinabatangan: alba, orango e notte a piedi

Sveglia prima dell’alba. Alle 6 siamo già in barca sul fiume. L’aria fresca e il silenzio della foresta fanno da sfondo a macachi che saltano tra gli alberi, scimmie nasiche che si spulciano e uccelli con becchi imponenti.

Un bucero rinoceronte appoggiato su un ramo, con il grande becco arancione e giallo rivolto verso l'alto

Dopo il rientro per colazione, facciamo una breve passeggiata nel villaggio vicino al lodge. Vediamo uno spaccato della vita lungo il fiume, che si regge su un equilibrio fragile: pesca, agricoltura su piccola scala e ora ecoturismo. La presenza dei lodge e dei safari fluviali, se ben gestita, crea un’alternativa economica alla deforestazione.

Nel pomeriggio riprendiamo il safari: la guida ci porta più a fondo nella giungla e, tra i rami alti, scorgiamo finalmente un orango selvatico. Prima del tramonto ritroviamo alcuni elefanti con un cucciolo e coccodrilli immobili lungo la riva, quasi parte del paesaggio. In una delle uscite sul fiume ci raggiunge anche la pioggia.

La sera facciamo un safari notturno a piedi nella foresta. Torce accese, silenzio assoluto, ogni rumore amplificato. Osserviamo uccelli addormentati, insetti luminescenti e uno slow loris con occhi enormi che riflettono la luce.

Giorni 14 e 15 – Kuala Lumpur: Bukit Bintang e Chinatown

Ultimo safari all’alba, poi colazione e trasferimento verso l’aeroporto di Sandakan, destinazione Kuala Lumpur. Arriviamo nel pomeriggio e ci sistemiamo in hotel a Bukit Bintang, in una zona che si gira bene a piedi.

La sera giriamo per il quartiere, vivace e multiforme. Scegliamo un ristorante indiano della zona e ordiniamo un roti gigantesco, croccante e lunghissimo, servito con curry speziatissimi. Poi due passi tra negozi e bancarelle. Il contrasto tra la natura selvaggia del Borneo di poche ore prima e la città è fortissimo.

Il giorno dopo partecipiamo a un free walking tour prenotato su GuruWalk. La guida ci porta a Chinatown, dove si sono stabiliti i migranti cinesi arrivati durante il boom minerario dell’Ottocento, tra templi taoisti nascosti, botteghe tradizionali e lanterne rosse. Passeggiamo tra i vicoli, scoprendo curiosità su attività quotidiane che spesso sfuggono agli itinerari canonici.

Nel pomeriggio proseguiamo in autonomia: entriamo in templi minori, osserviamo murales nascosti, ci perdiamo tra le bancarelle dei mercati locali e facciamo gli ultimi acquisti malesi.

Giorno 16 – Malacca: Dutch Square e zona cinese

Partiamo di primo mattino da Kuala Lumpur con un bus dal terminal TBS e arriviamo in circa due ore a Malacca. Per secoli è stata una città contesa: prima portoghese, poi olandese, poi britannica, perché controllare Malacca significava controllare le rotte delle spezie tra Cina, India e Medio Oriente. Ne restano la Dutch Square, con la sua Piazza Rossa, e le rovine della fortezza A Famosa, che si raggiungono salendo.

Per me è una buona tappa di passaggio, ma non mi ha lasciato molto: sarà stata la fine del viaggio, o la voglia di arrivare a Singapore. Malacca si gira facilmente in meno di un giorno e la parte coloniale olandese e inglese si esaurisce in fretta, quindi non le dedicherei troppo tempo.

Il bello viene dopo, girando per le vie della zona cinese, tra templi minori e strade secondarie. Qui c’è l’anima peranakan, nata dall’incontro tra mercanti cinesi e donne malesi locali: le case lungo Jonker Street non sono solo fotogeniche, sono il risultato di questa fusione culturale, visibile nei dettagli architettonici, nei negozi storici, nei cortili interni e nella cucina.

La facciata rosa-rossa della Christ Church di Malacca, datata 1753, con il campanile e un'aiuola di fiori gialli

Curiosi i carretti decorati con abbellimenti e pupazzi a vari temi pop, con musica e led colorati: molto tamarri. In tutto il sud-est asiatico si vedono carretti, tuk tuk e simili usati per portare in giro i turisti, ma decorarli così pesantemente sembra una specialità di qui. Dormiamo in un piccolo hotel nella zona cinese.

Giorno 17 – Singapore: Marina Bay, Gardens by the Bay e Kampong Glam

Sveglia presto e partenza in bus verso Singapore. Alla frontiera il passaggio è molto veloce: in meno di 20 minuti scendiamo, facciamo i controlli, una pausa bagno e ripartiamo sullo stesso mezzo.

Appena arrivati, il cambiamento è immediato: le strade e i marciapiedi sono ordinati e puliti, e i viali alberati che il bus percorre per arrivare in centro sono curati. Tutto è più regolato, quasi calibrato al millimetro.

Ci dirigiamo subito verso Marina Bay. Uscendo dalla metro ci troviamo davanti al Marina Bay Sands, con le sue tre torri e la grande “barca” panoramica in cima. Da lì passeggiamo per Gardens by the Bay, dove la natura è progettata nei minimi dettagli. Iniziamo dal Flower Dome, una serra climatizzata con piante da tutto il mondo.

Poco prima del tramonto saliamo sull’OCBC Skyway, la passerella sospesa tra i Supertrees, che raccolgono energia solare e contribuiscono al sistema ambientale del parco. La baia si illumina lentamente.

La passerella arancione dell'OCBC Skyway tra i Supertrees di Gardens by the Bay, con i grattacieli di Marina Bay e la ruota panoramica sullo sfondo

Dopo il buio ci fermiamo a guardare i due spettacoli di luci e suoni: il Garden Rhapsody tra i Supertrees e lo Spectra davanti al Marina Bay Sands. Per cena andiamo a Kampong Glam, davanti alla Sultan Mosque illuminata di sera, dove mangiamo roti prata in un locale semplice e frequentato solo da gente del posto.

Giorno 18 – Singapore: Little India, Chinatown e hawker center

Nella seconda giornata cerchiamo l’anima più profonda della città, quella che si contrappone alla sua parte moderna. Iniziamo a Little India, dal Tekka Centre: un mercato vivace, colorato e profumato, con bancarelle di spezie, fiori e sari. Passeggiamo tra i templi induisti, come lo Sri Veeramakaliamman Temple, assistendo in silenzio ai rituali quotidiani per la comunità tamil. Prima di lasciare la zona facciamo un salto al caotico Mustafa Centre, un centro commerciale aperto 24 ore dove si trova davvero di tutto.

Proseguiamo in metro fino a Chinatown, tra murales, botteghe e templi come il Buddha Tooth Relic Temple. Per pranzo ci fermiamo in uno degli hawker center, dove i tavoli sono ancora condivisi: la cultura degli hawker è stata riconosciuta dall’UNESCO nel 2020 come patrimonio culturale immateriale, perché rappresenta la convivenza concreta di cucine diverse nello stesso spazio. Nel pomeriggio esploriamo ancora il quartiere e passiamo dal Chinatown Complex Food Centre, dove si assaggiano piatti famosi come quello di Hawker Chan, il primo hawker al mondo a essere stato stellato Michelin.

C’è tempo anche per passeggiare su Orchard Road, con una deviazione a Emerald Hill Road, famosa per le sue case peranakan colorate, prima di chiudere la giornata con la cena finale di viaggio al Lau Pa Sat, un hawker center immerso tra grattacieli illuminati. Sapori, luci e rumori: un bel modo di salutare Singapore.

Giorno 19 – Singapore: Changi e la Rain Vortex

Ultima mattina di viaggio. Ci dirigiamo all’aeroporto con un po’ di anticipo per visitare il Changi Airport. La protagonista è la Rain Vortex, una cascata interna circondata da giardini. Passeggiamo tra passerelle sospese e verde ovunque, in un ambiente futuristico che unisce natura e architettura.

La cascata Rain Vortex dentro il Jewel di Changi, circondata da piante tropicali sotto la grande cupola di vetro

Cosa rifarei e cosa no

  • Rifarei tutto l’itinerario: non cambierei le tappe.
  • Con meno giorni escluderei il Borneo. Non perché non ne valga la pena, anzi: per tornarci con più tempo, nella zona di Semporna o in Sarawak.
  • Malacca la terrei come tappa di passaggio, senza dedicarle troppo tempo.
  • Il free walking tour a Kuala Lumpur lo consiglio: dà informazioni curiose e lo sguardo di una persona del posto.

Il filo di questo viaggio, per me, sono le culture che convivono: moschee, templi indù e templi cinesi a pochi passi l’uno dall’altro a Kuala Lumpur, i tavoli condivisi degli hawker center a Penang e a Singapore, l’anima peranakan di Malacca. E non è un caso: questa convivenza nasce da periodi coloniali diversi e da rotte commerciali.

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Alcuni approfondimenti sulle singole tappe sono già usciti, altri arriveranno.

Domande frequenti

In breve

Che itinerario avete fatto in 19 giorni?

Ad agosto 2025: Kuala Lumpur, le Cameron Highlands, Ipoh, George Town a Penang, le isole Perhentian, il Borneo (Sandakan, Sepilok e il fiume Kinabatangan), di nuovo Kuala Lumpur, Malacca e Singapore. Bus, treno, traghetto, barche e aerei: un viaggio fatto di spostamenti, con il borsone disfatto e rifatto quasi ogni giorno.

Com'è il tempo ad agosto?

Quasi ogni giorno ci ha raggiunti un po' di pioggia, a volte in pochi minuti, altre per mezza giornata, e forte per un paio di giorni tra George Town e Kuala Lumpur. A Penang ci ha fatto rinunciare alla funicolare di Penang Hill. Il consiglio: tieni una tappa all'aperto che puoi spostare e una al coperto, come un tempio, un mercato o una food court, con cui sostituirla.

Vale la pena andare in Borneo?

Sì, ma con meno giorni lo escluderei: non perché non ne valga la pena, ma per tornarci con più tempo, nella zona di Semporna o in Sarawak. Noi abbiamo fatto Sepilok e un tour di 3 giorni e 2 notti sul Kinabatangan, tra oranghi, elefanti, scimmie nasiche e buceri.

Quanto ci vuole per passare il confine tra Malesia e Singapore?

In bus meno di 20 minuti: scendi, fai i controlli, una pausa bagno e riparti sullo stesso mezzo. Noi lo abbiamo fatto partendo da Malacca, dove eravamo arrivati in circa due ore dal terminal TBS di Kuala Lumpur.

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